ASPETTI SOCIALI E TERAPEUTICI DEL DOLORE CRONICO

IMPIEGO DELL’ HYDROELETTROFORESI

PER UNA MIGLIORE QUALITA’ DELLA VITA

19 maggio 2004
Consiglio Regionale della Calabria RC


Relazione di Giuseppe Trieste

 

Nel 1990 il comitato degli esperti dell’OMS sul trattamento del dolore e cure attive di supporto, ha affermato che: “la liberazione dal dolore è da considerarsi un diritto di ogni paziente e l’accesso alla relativa terapia un mezzo per rispettare tale diritto”.

Il dolore impedisce lo svolgimento delle normali attività quotidiane ed influenza l’appetito, l’umore, l’autostima, i rapporti con gli altri, ed anche la possibilità di muoversi.

Oggi la medicina ha smesso di pensare al dolore esclusivamente come sintomo ed ha precisato sempre di più che esso, in determinate condizioni, diviene una patologia per se.

Questo ha consentito lo sviluppo di una disciplina autonoma incentrata sulla cura del dolore e basata su diversi approcci, fra cui quello “palliativo” il cui scopo principale è quello di migliorare anzitutto la qualità di vita piuttosto che la sopravvivenza, assicurando ai pazienti e alle loro famiglie un’assistenza continua e globale

Trovo importante dal punto di vista sociale il nuovo approccio culturale al problema della salute, considerata non più come assenza di malattia, ma come condizione essenziale per lo sviluppo sociale, economico e personale e un elemento fondamentale della qualità della vita.

Da questa premessa teorica nasce una pratica clinica che pone al centro dell’attenzione non più la malattia, ma il malato nella sua globalità. Parlare  di qualità di vita, di impatto della malattia e/o dei trattamenti, di controllo dei sintomi, significa richiamarsi ad un modo diverso di intendere la realtà.

La malattia non è soltanto il fenomeno morboso in quanto tale, ma è anche l’esperienza che di questo fenomeno ha il soggetto ed in particolare i vissuti di sofferenza, dolore, stanchezza, le paure, gli aspetti psicologici e relazionali. Prendersi cura della persona sofferente implica agire nel rispetto della medesima offrendo un intervento personalizzato che miri a considerare al centro del rapporto di cura globale la persona nella sua interezza, con le componenti fisiche - psichiche - sociali - spirituali dipendenti una dall’ altra e coordinate in modo sistematico.

Quando una persona dice: “sto male, soffro” esprime spesso un dolore complesso, a volte fisico, psichico, sociale e spirituale. Per attenuare questo dolore globale ed ottenere il sollievo non si possono limitare le cure al solo trattamento farmacologico ma è essenziale la relazione d’aiuto attraverso la quale ci si rapporta all’intera persona, nella sua realtà umana e socio-culturale.

Si comincia a pensare all’individuo in termini di reazioni individuali globali, di relazione tra la malattia e l’individuo, tra la malattia e l’ambiente, in termini di “salute globale”.

Si afferma, così, un nuovo sistema di cura che, anziché scomporre l’identità dei pazienti, li fa sentire più completi e più ricchi.

Si va disegnando una nuova mappa della fisiologia umana, dove pensieri ed emozioni si interconnettono strettamente con il corpo.

È ovvio che una persona soddisfatta, capace di comunicare e di essere ottimista, avrà non solo un migliore stato di salute ma pure una maggiore capacità di vivere bene il rapporto con gli altri e di realizzarsi nella vita.

Questo maggiore successo porterà, a sua volta, gratificazione e un'ulteriore ricaduta positiva sullo stato psicologico e quindi sulla salute.

Ne consegue che, nel campo dell’assistenza sanitaria, l’umanizzazione del paziente diventa un’esigenza fondamentale, e l’attenzione dovrà essere posta soprattutto nei confronti delle fasce più svantaggiate della popolazione, ossia di coloro che posseggono minori strumenti di autonomia per affermare i propri diritti di cittadinanza.

Agire per la promozione del benessere significa, quindi, tentare di instaurare un processo in cui tutti gli individui possono avere maggior potere decisionale in merito alla loro salute e metterli in grado di rafforzarla.

Ciò implica il rispetto dei valori soggettivi del paziente, la promozione della sua autonomia, la tutela della diversità culturale, intesa come un diritto rivendicabile. La Carta dei servizi pubblici riconosce al cittadino il ruolo di soggetto attivo, sia in termini di partecipazione democratica che di controllo della qualità.

Affinché il cittadino/utente possa godere di autonomia decisionale e partecipare attivamente al processo di cura è necessario che siano eliminati tutti gli ostacoli, tangibili e non, che impediscono il pieno godimento dei diritti di cittadinanza, perché punto centrale della politica globale di promozione della salute è il riconoscimento che la disuguaglianza sociale ha come conseguenza la disuguaglianza nella salute degli individui.

Cittadini protagonisti equivale all’abbandono del semplice ruolo di fruitore, per assumere un ruolo attivo, responsabile e propositivo.

In questo contesto si colloca il lavoro di FIABA – fondo italiano abbattimento barriere  - impegnata nella promozione di un cambiamento culturale finalizzato a promuovere l’inclusione sociale e a realizzare pari opportunità per tutti.

Diventa fondamentale anche il ruolo degli operatori sanitari i quali devono lavorare sempre più nel ruolo di produttori di salute piuttosto che  produttori di prestazioni sanitarie al fine di garantire un miglioramento dell’autosufficienza e della qualità della vita degli utenti.

Una maggiore integrazioni fra politiche sociali e sanitarie è la condizione indispensabile per garantire migliori condizioni di vita a tutti i cittadini e, in particolare, alle categorie sociali svantaggiate.

La sfida per il prossimo futuro consisterà non solo nell’aggiungere anni alla vita, ma anche e soprattutto aggiungere qualità di vita agli anni.