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Mortilla: 'Rivoluzione epocale' La sfida della società longeva
Ote-Ageing Society presenta il “Rapporto 2006 sulla condizione e il pensiero
degli anziani”. L'Italia invecchia: è un problema o una conquista?
“Un’opera sugli anziani, ma anche in un certo senso un’opera degli anziani”:
così Emilio Mortilla, presidente di Ageing Society, sintetizza il “Rapporto nazionale 2006 sulle
condizioni e il pensiero degli anziani” in Italia. L’opera è anche “degli” anziani perché in una
larga parte l’hanno fatta loro: con le loro testimonianze, i loro punti di vista, le loro percezioni
e le loro risposte, 42mila “nonni” italiani hanno guidato gli studiosi attraverso il gigantesco pianeta
dai capelli bianchi.Presentato ieri nell’aula magna dell’Università Luiss di Roma, il “Rapporto” è un
gigantesco lavoro di analisi sulla società della longevità di massa dove, accanto a una puntuale indagine
su tutti gli aspetti della condizione (materiale, sociale, psicologica) della terza età nel nostro Paese,
trovano spazio argomentate proposte per risolverne i principali problemi.Presenti alla conferenza
cattedratici di assoluto prestigio: oltre al professor Mortilla, c’erano alcuni degli studiosi che
più hanno contribuito, ognuno nel proprio campo specifico, alla stesura del rapporto. Come il direttore
del dipartimento Economico di Ote-Ageing Society, l’ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio;
Umberto Senin, direttore del dipartimento Scienze mediche di Ote-Ageing Society; Pietro Alimonti, membro
del dipartimento Scienze mediche di Ote-Ageing Society. Presenti anche Vincenzo Pellegrini, presidente della
commissione nazionale italiana dell’Unesco (una presenza che testimonia il valore scientifico-culturale dello
studio di Ageing Society) e il vice presidente vicario di Anci-Federsanità, Pier Natale Mengozzi. Né poteva
mancare, visto il tema in discussione, il direttore di uno degli enti pubblici più interessati al mondo
della terza età: Vittorio Crecco, direttore generale dell’Inps.“Il nostro lavoro si rivolge alla società
civile, alle istituzioni, al mondo produttivo, ai sindacati, ai media, a chiunque voglia avere un quadro
veritiero e completo della fetta di società rappresentata da 11 milioni di ultrasessantacinquenni”,
premette Mortilla. Per poi spiegare che il dilemma che ha guidato la ricerca è quello sulla natura
della longevità di massa: “E’ un problema o una conquista?”. Seguono le altre domande cui il “Rapporto”
cerca di rispondere: “Come governare questa società longeva? L’obiettivo è quello di produrre salute o
consumare assistenza?”.Il problema sanitario e quello pensionistico sono i due principali “nodi” pronti
a esplodere se non si saprà governare questa società. Dalle statistiche emerge già chiaro che nel futuro
una parte crescente della spesa sanitaria verrà assorbita dal cosidetto “ageing”: l’invecchiamento. In
Italia, poi, questa spesa cresce a ritmi annuali “dell’1% superiori a quelli già elevati dell’Unione
europea nel suo insieme”. Per la prima volta nella storia, ammonisce il presidente di Ageing Society,
una parte dell’umanità, intere nazioni come la nostra, entreranno in una fase nella quale “la maggioranza
della popolazione non procrea e non lavora”. In Italia, il futuro è già inziato da qualche parte: “Abbiamo
individuato otto Comuni – rivela Mortilla – nei quali il numero dei pensionati è già superiore a quello dei
lavoratori”. Che succederà quando questa sarà la realtà di tutti i diecimila comuni italiani?E’ chiaro che
tutte le strutture dello Stato sociale saranno investite dalla rivoluzione demografica: a questa sfida,
avverte Mortilla, non si può giungere disarmati.
Crecco: "Il Rapporto è una pietra militare I politici lo leggano"
Il direttore dell'Inps individua le tre principali sfide alla sostenibilità di una società longeva:
quella finanziaria, quella sanitaria e quella dei servizi alla persona
“Il rapporto sugli anziani di Ote-Ageing Society è una pietra miliare: fosse per me, ne
invierei una copia ad ognuno dei parlamentari della prossima legislatura”: a pronunciare questo lusinghiero
commento è uno che di anziani se ne intende, il direttore generale dell’Inps Vittorio Crecco.E’ evidente che
il sistema pensionistico, in una società in cui aumentano i pensionati in rapporto ai lavoratori, è uno di
quelli esplosivi. Chi paga i contributi necessari se pochi lavorano e molti sono “a riposo”?Nel presente,
Crecco ha lacoscienza a posto: l’Inps, ricorda, dal 2004 ha i conti in ordine, il bilancio è in attivo. Ma
in futuro? Il problema finanziario, ricorda il direttore dell’istituto pensionistico di Stato, “diventa
ogni giorno più urgente”. Indispensabile, tra i tanti provvedimenti adottabili, quello di innalzare la
soglia oltre la quale si esce dalla vita attiva. In poche parole, bisogna abituarsi ad andare in pensione
più tardi. In questa proposta è confortato dai dati del “Rapporto”, che rilevano una crescente propensione
alla vita attiva degli anziani italiani, tra l’altro perlopiù ancora in soddisfacenti condizioni di salute
anche oltre la fatidica soglia dei 65 anni.
“Ma il bonus pensionistico non risolve i problemi economici –
sottolinea Crecco - dal momento che non si traduce in un risparmio per le imprese, che devono versare tutti
i contributi al lavoratore, e quindi non sono incentivate da questo provvedimento a ritardare il pensionamento
dei propri dipendenti”.I conti pubblici non sono l’unica sfida, riconosce il direttore generale dell’Inps:
le altre vengono dalla necessità di adeguare il servizio sanitario (“servono servizi di tipo nuovo per
garantire la salute in tarda età”) e dal fronte dei “servizi alla persona”, visto l’aumento di individui
parzialmente o integralmente non autosufficienti.“Uno sforzo di fantasia, per trovare soluzioni innnovative
a problemi nuovi” è quanto chiede alla politica Vittorio Crecco per risolvere le nuove sfide non certo
risolvibili dalla semplice burocrazia. Magari, leggendo il “Rapporto”, qualcosa ai politici verrebbe in
mente.
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Monorchio: gli italiani nel 2044 saranno solo 44 milioni
L'ex ragioniere dello Stato: "Pensionato d'anzianità, anomalia solo italiana"
Lui la vede dal suo punto di vista: per Andrea Monorchio, ex ragioniere generale dello Stato e
oggi direttore del dipartimento Economico di Ote-Ageing Society, l’ossessione di sempre è la sostenibilità
economica del welfare nell’era della longevità di massa.“Il profilo demografico di un Paese è fondamentale
per comprendere le conseguenze sui comparti di spesa”, premette il grande Ragioniere. E ricorda l’indagine
svolta dalla sua èquipe nel ’94 sull’andamento della demografia italiana nei cinquant’anni successivi: “Il
risultato fu sconfortante: l’orizzonte, al netto dell’immigrazione, risultò quello di un Paese che calava
da 57 a 44 milioni di abitanti: al momento, 12 anni dopo, le dinamiche stanno seguendo fedelmente le nostre
previsioni”. Non solo gli anziani sono di più anno dopo anno, ma risultano anche “più anziani”: cioè
presentano un’età media via via crescente. Monorchio, citando anche il “Rappporto” di Ote-Ageing Society,
riconosce però che le loro condizioni di salute sono anche nettamente migliorate, a parità di età, rispetto
al passato: quindi non necessariamente il quadro è apocalittico.Il Ragioniere sfata anche un luogo comune:
quello secondo cui il benessere degli anziani sia intrinsecamente in contrasto con quello dei giovani e
quindi ostacoli la natalità delle giovani coppie. Tutt’altro: “La funzione sociale di tanti nonni oggi è
quella di aiutare, economicamente e in termini di impiego del proprio tempo, i propri figli e nipoti. Tanto
che molte giovani coppie, educate da una società individualistica a preferire il tempo libero alle
responsabilità genitoriali, proprio grazie alla funzione ‘sostitutiva’ degli anziani riescono a ritagliarsi
spazi di libertà mentre i nonni si occupano dei nipotini”.Non solo quindi gli anziani sono in Italia in
maggioranza autosufficienti, ma trovano il tempo di badare anche agli altri, ai più piccoli in particolare:
un incentivo prezioso per la disastrata natalità del Belpaese.Riguardo al capitolo “salute”, l’analisi di
Monorchio parla di un Paese diviso: “In molte aree il livello di assistenza è eccellente secondo qualsiasi
standard internazionale. In altre, è assolutamente precaria”. Infine, un accenno al capitolo pensionistico.
“Una macroscopica eccezione negativa italiana è quella delle pensioni di anzianità: siamo l’unico Paese al
mondo ad averle. E’ un’anomalia: a parte nel caso di specifici lavori ‘usuranti’, tutti dovrebbero andare
in pensione a 65 anni indipendentemente dall’età cui hanno cominciato a lavorare”.
Premio “Life” Dall’Ote un grazie alla stampa italiana
I vincitori dell’ottava edizione: Carlo Gamba, Giuliano De Risi, Francesco Avitto,
Carla Massa, Giovanni La Manna e “l’inviato” Gimmi Ghione. Premio alla memoria per lo scomparso prof.
Salierno
Il mondo della comunicazione è stato il protagonista dell’ottava edizione 2006 dell’International Life Award.
Il premio è conferito dall’ Osservatorio Terza Età - Ageing Society ad esponenti del mondo imprenditoriale,
dell’associazionismo, del volontariato, della filantropia, della medicina, del giornalismo e della politica
che, con la loro opera ed il loro impegno, si battono per garantire ad ogni individuo una qualità di vita
adeguata alla dignità umana e concorrono alla divulgazione delle tematiche e al miglioramento delle condizioni
degli anziani. Nelle scorse edizioni l’International Life Award è stato consegnato, tra gli altri, a Sua Santità
Giovanni Paolo II, alla Regina Rania di Giordania, Christian Barnad, Rita Levi Montalcini, S.A.I. Nilufer Irina,
Anna La Rosa, Maurizio Costanzo e Bruno Vespa.I Life sono stati consegnati ieri subito dopo la presentazione
del “Rapporto nazionale 2006 sulla condizione e il pensiero degli anziani”.I vincitori di quest’anno sono i
giornalisti Carlo Gamba, vicedirettore di Ansa-salute; Giuliano De Risi, direttore di Agi-sanità; Francesco
Avitto, direttore di Adn Kronos – salute; Carla Massa, caporedattore del Messaggero. Un premio anche a
Giovanni La Manna, autore della trasmissione “Cominciamo bene” in onda su Rai Tre, e infine anche all’inviato
Gimmi Ghione di “Striscia la Notizia”: al suo posto (era assente per motivi di lavoro) ha ritirato il
riconoscimento Stefania Dix, sua collega nella stessa trasmissione.Le motivazioni dei premi di quest’anno,
che vogliono essere un riconoscono del ruolo dei media nella divulgazione di tematiche sociali relative alla
condizione anziana, sono espresse dal segretario dell’Ote Roberto Messina: “Bisogna dare atto all’informazione
italiana – ha commentato durante la premiazione – di essere attenta e presente sulle tematiche della longevità
di massa. Negli ultimi anni, le questioni legate all’invecchiamento della popolazione sono state approfondite
e hanno trovato ampio risalto sui media. Un grazie ideale va, perciò, a tutte le testate italiane, grandi e
piccole, che pongono all’attenzione dell’opinione pubblica e degli amministratori i risvolti legati alle
trasformazioni in atto nella nostra società”.Un premio speciale è stato infine consegnato alla memoria del
professor Giulio Salierno, sociologo, membro del comitato scientifico dell’Ote recentemente scomparso. A
ritirarlo c’era la figlia del compianto collaboratore dell’Osservatorio della Terza Età, ricordato con
parole commosse dal segretario Roberto Messina.
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