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Definire una nuova legge sull'editoria
Al di là dell'emergenza immediata, Mediacoop e Tavolo dei Media Non Profit sottopongono al Governo ed al Parlamento la necessità di riaprire al più presto un confronto serio e trasparente per dare vita ad un nuovo disegno di legge di riforma dell'editoria che dovrebbe perseguire alcuni obiettivi essenziali: fissare limiti ben definiti alla concentrazione delle risorse economiche; ridefinire gli strumenti di sostegno all'editoria (privilegiando quelli diretti, poiché di quelli indiretti hanno beneficiato, negli ultimi anni, soprattutto i grandi gruppi); garantire entità, tempi e condizione di erogazione dei contributi diretti (è infatti difficile gestire correttamente un'impresa,
garantirne efficienza e produttività, rafforzarne missione ed efficacia in una condizione di perenne precarietà, accentuata, talora, da interventi normativi o regolamentari con valenza retroattiva); definire una quota certa di riserva per la pubblicità istituzionale e legale in favore dell'editoria cooperativa e non profit; stabilire regole e vincoli strutturali uguali per tutti.
Contributi all'editoria: per un'opera di trasparenza e di pulizia
"È da tali principi" -sottolinea Grassucci- "che occorre partire se si vuole attuare un'opera di pulizia, distinguendo tra gli operatori veri della comunicazione e coloro che si annidano nel comparto con l'intento esclusivo di accedere ai sostegni pubblici, che potrà contribuire anche alla stabilizzazione delle risorse pubbliche necessarie".
Mediacoop, che sostiene l'opportunità di dare vita ad un testo unico per il settore, propone, oltre agli elementi di trasparenza già previsti dalla legge vigente e dalla Finanziaria 2006, che entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della redigenda legge, tutte le cooperative che accedono ai contributi previsti dall'articolo 3 comma 8 e 11, debbano uniformarsi alle cooperative di giornalisti e che, in particolare, nello statuto debba essere previsto:
o che tutti i dipendenti giornalisti che ne fanno richiesta devono essere ammessi come soci;
o che almeno il 50% dei dipendenti giornalisti e poligrafici deve essere socio della cooperativa;
o l'introduzione di un ulteriore tetto legato ai dipendenti, nel senso che "il contributo totale non può essere superiore a 150 mila euro a dipendente medio annuo"
o che vengano escluse, dal parametro minimo di diffusione richiesto, le vendite con sconti superiori al 60% del prezzo di copertina;
o 1' obbligo di rendere fruibile gratis, on line, il testo dei giornali a contributo all'uscita del numero successivo.
Per un nuovo sistema dei media
Da un punto di vista più generale, Mediacoop sottolinea la necessità di una riforma complessiva del sistema dei media che garantisca un maggiore pluralismo, aprendo all'ingresso di nuovi operatori in un panorama caratterizzato da forti processi di concentrazione; riequilibri i flussi delle risorse pubblicitarie in un nuovo rapporto tra emittenza (al settore televisivo oggi affluisce il 56% delle risorse pubblicitarie) e carta stampata; avvìi un percorso di modernizzazione che garantisca l'affermazione dei nuovi processi tecnologici, lo sviluppo equilibrato dei vari media, la competitività dell'industria nazionale multimediale ed audiovisiva, un ruolo attivo dei cittadini nello scambio comunicativo.
Indicazioni specifiche per l'emittenza
Per quanto riguarda, specificamente, il sistema dell'emittenza, Mediacoop sottolinea che il punto di partenza è quello di dare piena attuazione alle sentenze adottate in materia, e più volte ribadite, dalla Corte Costituzionale, come condizione essenziale per ridurre le posizioni dominanti, evitare che si riproducano nel passaggio al digitale terrestre e consentire l'ingresso di nuovi operatori nazionali. Sarebbe inoltre necessario, secondo Mediacoop, portare avanti la riforma del sistema dell'Auditel avviata dall'Autorità; ridefinire il ruolo del servizio pubblico; rilanciare, nella stesura del nuovo contratto di servizio, i valori dell'obiettività, della completezza, dell'imparzialità e della correttezza
dell'informazione; affermare il principio della sussidiarietà come strumento per arricchire il pluralismo.
Lo sviluppo dell'emittenza locale nel passaggio al digitale
Sempre sul terreno dell'emittenza, Mediacoop fa rilevare come il quadro normativo di riferimento affidi all'emittenza locale il ruolo di valorizzare e promuovere le culture regionali e locali e tuteli la sua sopravvivenza rispetto ai grandi operatori nazionali, mediante la riserva din un terzo della capacità trasmissiva derivante dal piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica digitale.
Le emittenti locali sono pertanto chiamate ad effettuare scelte strategiche di posizionamento sul mercato che, se da un lato presentano i vantaggi derivanti dalla forte presenza territoriale, dall'altro registrano difficoltà derivanti dalle ridotte dimensioni economiche delle società. A giudizio di Mediacoop è quindi necessario che esse puntino, rapidamente, alla creazione di un network nazionale con spazi di programmazione gestiti in maniera differenziata a livello locale; alla costituzione di un network locale tra alcune emittenti presenti nel medesimo territorio per realizzare una rete digitale terrestre regionale/provinciale; alla ricerca di sinergie con gli enti locali per realizzare spazi informativi e servizi interattivi di interesse locale (ad es. relazioni con il comune). Dal canto loro le Regioni dovrebbero provvedere rapidamente ad adeguare la loro legislazione in funzione dei mutamenti tecnologici intercorsi e della evoluzione del mercato locale, in quanto il loro intervento risulta indispensabile per sostenere uno sviluppo equilibrato di reti regionali multimediali.
Un riordino della carta stampata
Nel mondo della carta stampata perdurano e si aggravano le difficoltà: l'abitudine alla lettura dei quotidiani resta molto bassa, prosegue la fase critica nei ricavi e numerose piccole e medie società editrici e testate faticano a sopravvivere, soprattutto quelle di idee, valori e testimonianza. Di fronte a questa situazione ed alla possibilità che, nel prossimo futuro, la carta stampata possa essere inglobata dal sistema televisivo, diventa ancora maggiore l'allarme sul deficit di pluralismo nel sistema dell'informazione italiana. Occorre, pertanto, intervenire sul terreno strutturale. Quello della carta stampata è un mondo estremamente variegato. Accanto a grandi gruppi, per certi versi essenziali, esistono molte centinaia di operatori e di imprese che alimentano il pluralismo, la multiformità e la ricchezza di una rete di strumenti di comunicazione tra i più vicini ai cittadini, che sarebbe deleterio destinare al silenzio in un sistema mediatico che appare, invece, sempre più asfissiato da posizioni dominanti ed oligopolistiche, terreno di conquista e di scorribande. Gli investimenti necessari non possono, dunque, essere considerati né voluttuari né tanto meno residuali.
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